Arriva un nuovo e pesante verdetto sul caso Sonrisa. La Corte di Cassazione ha respinto anche la seconda istanza presentata dalla famiglia Polese per ottenere la revisione del processo relativo alla lottizzazione abusiva del complesso «La Sonrisa», il celebre Castello delle Cerimonie di Sant’Antonio Abate.
Per i giudici della Suprema Corte, gli elementi presentati dalla difesa non sarebbero sufficienti a mettere in discussione la sentenza definitiva e, soprattutto, non avrebbero introdotto prove realmente nuove tali da incidere sull’impianto accusatorio. Resta quindi confermata la decisione che ha portato alla confisca del complesso.
Dopo la sentenza definitiva, il Comune di Sant’Antonio Abate ha avviato l'iter per acquisire il complesso, che si estende per oltre 50mila metri quadrati, al patrimonio pubblico.
Dal 10 giugno la struttura non è più operativa dopo la revoca delle licenze da parte dell'amministrazione comunale. A luglio è inoltre arrivato un nuovo sequestro preventivo, disposto dal gip del Tribunale di Torre Annunziata nell'ambito di un procedimento relativo alla presunta violazione dei sigilli del bene ormai divenuto di proprietà comunale.
Sono quindi proseguite le operazioni di sgombero del complesso, mentre restano pendenti davanti al Tar alcune questioni relative alle abitazioni presenti nell'area.
La chiusura del Castello delle Cerimonie ha conseguenze che vanno oltre la famiglia Polese. Restano infatti da affrontare le ricadute sui circa 100 lavoratori impiegati nella struttura e su una filiera composta da fornitori, fiorai, fotografi, musicisti, wedding planner e altri professionisti che per anni hanno lavorato con La Sonrisa.
La vicenda giudiziaria non è comunque completamente conclusa: resta pendente un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu).
Per il momento, però, sul fronte penale, la Cassazione ha nuovamente respinto le richieste dei Polese. Il Castello delle Cerimonie resta chiuso e l'iter per la definitiva acquisizione del complesso al patrimonio comunale prosegue.