SABATO 07 NOVEMBRE 2026



Il fatto

Castellammare, allarme ospedale: 'Dai reparti fuga di medici e infermieri'

Allarme di Democratici e Progressisti anche sulla ristrutturazione delle Nuove Terme

di Redazione
Castellammare, allarme ospedale: 'Dai reparti fuga di medici e infermieri'

"Fuga di medici e infermieri dai reparti dell'ospedale di Castellammare". L'allarme arriva dal gruppo Democratici e Progressisti in una nota sui progetti in campo per la sanità pubblica.

"Le Regioni stanno giustamente sollevando forti critiche nei confronti della manovra del Governo, che non mette a disposizione risorse sufficienti per garantire livelli di assistenza sanitaria adeguati ai bisogni dei cittadini. È una battaglia condivisibile e da sostenere.

Ma questa battaglia non può esaurirsi nella denuncia delle responsabilità del Governo nazionale. Chi amministra le Regioni ha anche il dovere di dimostrare di saper utilizzare al meglio le risorse disponibili, programmare gli interventi e garantire servizi sanitari efficienti e realmente rispondenti alle esigenze dei territori", è la premessa rispetto alla battaglia del presidente Fico.

"È una sfida che riguarda anche la Campania e che, guardando alla situazione della sanità nella nostra città, non possiamo fare a meno di porre con grande preoccupazione.

A Castellammare di Stabia servono meno annunci e più chiarezza. Servono risposte concrete sul futuro della sanità pubblica.

La vicenda dell’area delle ex Terme rappresenta una ferita ancora aperta. Il fallimento, il degrado, l’abbandono e la mancata tutela di un patrimonio pubblico così importante sono questioni sulle quali bisognerà tornare, per capire le responsabilità e le scelte che hanno portato a questo risultato.

La Regione ha scelto di acquistare quelle aree per realizzarvi il nuovo ospedale, evitando anche il rischio di una vendita frazionata del patrimonio. Una scelta importante, che avrebbe dovuto segnare l’avvio di una nuova stagione per la sanità stabiese.

E invece, a distanza di tre anni, rispetto alle previsioni che avrebbero dovuto portarci ormai alla vigilia dell’inaugurazione del nuovo ospedale, abbiamo assistito soprattutto allo svuotamento degli edifici, alla rimozione di arredi e apparecchiature rimasti per oltre dieci anni esposti al degrado e agli atti vandalici e, infine, all’abbattimento dell’albergo e all’avvio di lavori sul resto delle strutture, che procedono a rilento.

Nel frattempo, si sono susseguite notizie, indiscrezioni e preoccupazioni relative alle prescrizioni della Soprintendenza, al possibile ridimensionamento del progetto, al numero dei posti letto e alle funzioni sanitarie previste", sottolinea la forza politica.

Che solleva una serie di interrogativi sul progetto di trasformazione dell'ex stabilimento delle Terme. 

"È vero che salvaguardare e restaurare la hall d’ingresso a doppia altezza, uno dei tre nuclei della zona a monte del progetto complessivo delle Nuove TERME (1954) dell’architetto Cocchia comporta l’impiego di risorse molto ingenti? Sarà possibile, poi, realizzare reparti di degenza? Le risorse necessarie saranno sottratte ai 180 milioni stanziati per l’ospedale?

A questo punto, le domande sono inevitabili e non possono più essere rinviate: quando partirà concretamente il cantiere del nuovo ospedale? Quale sarà il progetto definitivo? Quanti posti letto saranno effettivamente disponibili? Quali reparti, specialità e servizi saranno garantiti? È vero che verranno meno il polo di neurochirurgia e quello riabilitativo?

Il nuovo ospedale sembra perdere le caratteristiche di DEA di secondo livello e avviarsi verso un ridimensionamento e soluzioni pasticciate.

In definitiva, se abbiamo compreso bene, con il nuovo ospedale da 320 posti letto si sarebbe quasi raddoppiata l’attuale capacità del San Leonardo, pari a 174 posti letto; con la situazione che si prospetta, invece, se ne prevedono poco più di 200. Perderemo quasi 100 posti! Era necessario abbattere l’Hotel delle Terme?

Se questo è il quadro che si prospetta, speriamo di sbagliare. Non sarebbe opportuno aprire una riflessione sull’effettiva utilità del progetto, sulla destinazione del San Leonardo e sull’insieme dell’area delle Nuove Terme, valutando anche come intervenire per affrontare la situazione di abbandono e degrado in cui versano il Parco dei Cigni, la Pineta, il Centro Congressi e Villa Ersilia?

L’area del Solaro e l’intera città, dopo aver perso le Terme, non meritano di ritrovarsi con una struttura ospedaliera di serie B. Serve un progetto complessivo per una zona strategica, che confina con il parco archeologico e con la Reggia di Quisisana e che ci collega alla Penisola Sorrentina e ai Monti Lattari".

Perché di tutto questo non si è discusso e non si discute? Questi fatti, insieme ad altri tante volte ricordati, se non riusciamo a indirizzarli in modo diverso, ci consegneranno una città depotenziata e più debole".

E sul presente: "La realtà di tutti i giorni ci racconta già di una città che sta subendo colpi che non merita.

E mentre si continua a parlare del futuro ospedale, il presente del San Leonardo peggiora.

Nonostante la professionalità e l’impegno quotidiano di medici, infermieri, operatori sanitari e di tutto il personale, il nostro ospedale continua a perdere funzioni, servizi e addetti. Un progressivo impoverimento che incide sulla qualità dell’assistenza e sulle possibilità concrete dei cittadini di curarsi nella propria città.

Vogliamo capire sulla base di quali valutazioni si stia procedendo a questo ridimensionamento: risponde a una programmazione sanitaria trasparente, a criteri oggettivi e ai bisogni della popolazione, oppure prevalgono altre logiche?

La questione è tutt’altro che secondaria. Troppo spesso, nella sanità pubblica, l’attribuzione delle funzioni, l’utilizzo delle risorse e le scelte sul personale sembrano essere condizionati da logiche politiche e clientelari che nulla hanno a che vedere con il diritto alla salute. È un andazzo che va contrastato con decisione. Basta calpestare la città e utilizzarla come serbatoio di voti in mano ai comitati elettorali. Basta utilizzare settori e strutture pubbliche per elargire favoritismi.

Anche per questo non possiamo accettare che si facciano passare per nuove conquiste le inaugurazioni degli ospedali di comunità. Sono strutture importanti, che possono contribuire a rafforzare l’assistenza territoriale e a rispondere ai bisogni reali della popolazione. È giusto prendere atto del lavoro svolto fino a oggi dall’ASL. Ma non sono un regalo della politica né una novità nata oggi: si tratta di interventi inseriti da tempo nella programmazione sanitaria e finanziati nell’ambito dei programmi di potenziamento della sanità territoriale, anche attraverso le risorse del PNRR.

È giusto inaugurarli e renderli operativi, ma non basta tagliare un nastro. Negli ultimi tempi ne sono stati tagliati parecchi, anche in vari settori. Questo non basta per poter parlare di una sanità che cambia o di settori ed enti che funzionano bene. I cittadini hanno diritto di sapere quali servizi saranno effettivamente erogati, con quale personale, con quali risorse e con quale continuità assistenziale.

La sanità non si misura con il numero delle inaugurazioni, ma con la capacità di garantire cure, personale, servizi e risposte ai cittadini.

Questa sfida chiama direttamente in causa chi governa la Regione Campania, a partire dal presidente Fico, dalla maggioranza e dal Partito Democratico. Non bastano gli annunci: occorrono trasparenza, programmazione e scelte che mettano davvero al centro il diritto alla salute.

Come Democratici e Progressisti, riteniamo che sia arrivato il momento di aprire una discussione pubblica seria sul futuro della sanità a Castellammare di Stabia, senza polemiche strumentali ma senza sconti per nessuno.

Per questo proponiamo al PD e alle forze che, con una nota, si sono impegnate ad ascoltare la città di aprire un confronto con le forze sociali e con gli operatori della sanità, per affrontare i problemi che stanno emergendo.

Alle forze che siedono in Consiglio regionale chiediamo: siete in grado di proporre al presidente della Regione, che ha anche la delega alla Sanità, di valutare ciò che sta accadendo e di aprire un tavolo per definire un accordo su pochi punti che aiutino a realizzare la svolta che Castellammare merita?

Promuoviamo un’assemblea pubblica con tutti i soggetti interessati. Facciamolo a partire dalla sanità, perché sia al servizio dei cittadini e non dei politici", conclude. 

 


Puoi ricevere le notizie de IlCorrierino.it direttamente su WhatsApp. memorizza il numero 334 919 32 78 e invia il messaggio "OK notizie" per procedere

07-11-2026 09:57:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA