Dodici milioni di euro stanziati, un fabbisogno economico che sarebbe salito fino a circa 18 milioni e una serie di interrogativi ancora aperti sul percorso che dovrebbe riportare in vita le Antiche Terme e il Parco delle Acque. Il progetto di recupero di uno dei patrimoni più importanti di Castellammare di Stabia torna al centro dell’attenzione per le criticità tecniche, amministrative e finanziarie che accompagnano l’intervento. Tutti nodi affrontati dal gruppo Democratici e Progressisti che si rivolge al commissario di governo Dario Caputo.
A oltre quattro anni dalla deliberazione CIPESS n. 29/2022, che ha destinato 12 milioni di euro all’opera, la priorità resta una: andare avanti, salvaguardare il finanziamento e scongiurare il rischio di ritrovarsi con un intervento incompleto. Ma per farlo è necessario chiarire cosa sia accaduto lungo il percorso, perché i costi siano aumentati e quali garanzie esistano oggi sul completamento dei lavori.
I punti da approfondire sono sei e toccano questioni decisive per il futuro del complesso termale.
Il nodo dei costi: perché si è passati da 8 a 18 milioni?
Il primo interrogativo riguarda l’aumento del fabbisogno economico. Nel Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP), la stima iniziale dei lavori era di circa 7,98 milioni di euro, a fronte di un finanziamento di 12 milioni. Successivamente, il costo complessivo dell’intervento è arrivato a una previsione di circa 18 milioni.
Una differenza rilevante, che impone di capire quali elementi abbiano determinato la crescita della spesa e se le condizioni del complesso fossero state adeguatamente analizzate prima di definire il progetto.
Quali indagini strutturali, impiantistiche e idrogeologiche erano state effettuate? Chi aveva predisposto le relazioni tecniche? E quanto hanno pesato eventuali carenze nelle verifiche preliminari?
Domande che non equivalgono a formulare giudizi anticipati, ma che richiedono riscontri documentali, soprattutto quando sono in gioco risorse pubbliche e un intervento atteso da anni.
La variante da 90 mila euro e i dubbi sulla progettazione
Al centro dell’attenzione anche la modifica contrattuale relativa al raggruppamento temporaneo di professionisti RTP Pica Ciamarra. La determinazione n. 883/2025 ha previsto un incremento di 90 mila euro del corrispettivo professionale, motivato con il richiamo a circostanze impreviste e imprevedibili.
Il punto da chiarire è proprio questo: quali circostanze hanno reso necessaria la modifica e perché non sarebbero state prevedibili nella fase iniziale?
Se le criticità emerse fossero riconducibili a carenze della programmazione o a sottostime iniziali, occorrerebbe comprendere come siano state valutate alla luce delle disposizioni del Codice dei contratti pubblici.
Resta inoltre da verificare se le eventuali lacune del DIP abbiano avuto conseguenze sulle condizioni originarie della gara di progettazione e sulla parità di trattamento tra gli operatori economici.
Anche in questo caso, la richiesta è di conoscere le motivazioni tecniche e giuridiche degli atti adottati, senza dare per accertate irregolarità che richiedono specifiche verifiche.
Il rischio di un’opera a metà
Con le risorse disponibili che non sembrano sufficienti a coprire l’intero fabbisogno, il progetto è stato articolato in due fasi. La prima dovrebbe essere finanziata con i 12 milioni del Contratto istituzionale di sviluppo (CIS); la seconda, comprendente il blocco terapeutico e le piscine, richiederebbe ulteriori risorse per circa 6 milioni di euro, la cui copertura resta da chiarire.
È qui che si gioca una parte decisiva della partita.
La prima fase sarà davvero in grado di restituire alla città un complesso funzionale e capace di offrire servizi concreti? Oppure il risultato rischia di essere una struttura riqualificata solo in parte, ma priva di alcune delle funzioni che ne giustificano il rilancio?
La suddivisione in lotti può consentire di salvaguardare l’investimento, ma deve essere accompagnata da una prospettiva credibile di completamento. Per questo servono un quadro preciso delle attività che saranno effettivamente disponibili al termine della prima fase, un cronoprogramma aggiornato e indicazioni concrete sulle risorse necessarie per la seconda.
"Il rischio da evitare è che le Antiche Terme diventino l’ennesima opera incompiuta, dopo anni di attesa e con una parte consistente del progetto ancora senza copertura finanziaria certa", spiegano nella nota i Democratici e Progressisti.
La stazione EAV: riapertura ancora in salita?
C’è poi la questione dei collegamenti. Il rilancio delle Antiche Terme non riguarda soltanto gli edifici e gli impianti, ma anche la possibilità di raggiungerli agevolmente.
In questo quadro, la riapertura della stazione della Circumvesuviana adiacente al complesso rappresenterebbe un elemento strategico per favorire l’accessibilità, sostenere il turismo e collegare la struttura al tessuto urbano.
Occorre quindi chiarire quale sia oggi la posizione di EAV sull’intervento e se permangano ostacoli alla riapertura della stazione. "In caso affermativo, quali iniziative ha assunto il Comune per superare le difficoltà? Sono state valutate soluzioni alternative per garantire collegamenti efficienti e sostenibili?", chiede ai commissari di governo il movimento politico.
Un polo termale che ambisce a diventare un punto di riferimento per cittadini e visitatori non può prescindere dalla mobilità. Senza collegamenti adeguati, il rischio è quello di compromettere una parte importante delle potenzialità dell’intero progetto.
I 12 milioni sono al sicuro?
La questione finanziaria resta centrale. La rimodulazione dell’intervento e la sua suddivisione in fasi rendono indispensabile verificare che le modifiche siano state formalmente recepite dagli organismi competenti.
Esiste un’attestazione ufficiale di accettazione della rimodulazione da parte della Struttura di Missione del CIS? Quali scadenze devono essere rispettate? Quali atti garantiscono che le risorse non siano esposte a rischi di revoca o definanziamento?
Sono informazioni decisive, perché l’obiettivo non è soltanto evitare di perdere i 12 milioni già stanziati, ma individuare una soluzione per reperire i fondi aggiuntivi necessari a completare l’opera.
Su questo fronte servono date certe, atti verificabili e un cronoprogramma coerente con le risorse effettivamente disponibili.
Concessioni, Acetosella e sorgenti: il futuro del patrimonio termale
L’ultimo capitolo del documento riguarda i rapporti con la Regione Campania sulla gestione delle concessioni termali, anche alla luce delle sollecitazioni intervenute in relazione ai ritardi e alle presunte inadempienze del Comune.
"È necessario conoscere lo stato del confronto istituzionale e i tempi previsti per arrivare a un quadro amministrativo definito.
Particolare attenzione merita la vicenda dell’Acetosella. Occorre chiarire se la concessione sia effettivamente collegata alla ripresa dell’attività di imbottigliamento e quali passaggi siano ancora necessari per definire la questione", si legge.
C’è poi il tema delle sorgenti, un patrimonio strategico per la città. Qual è il loro stato attuale? Quali verifiche sono state effettuate? Quando saranno disponibili risultati certi sugli incarichi affidati e sulle condizioni delle risorse idriche?
Conoscere lo stato delle sorgenti è fondamentale per valutare le prospettive di ripresa delle attività, programmare gli interventi necessari e tutelare una risorsa che rappresenta uno degli elementi distintivi dell’identità stabiese.
La città aspetta risposte
Sei questioni, un unico obiettivo: evitare che le difficoltà tecniche, finanziarie e amministrative finiscano per rallentare ulteriormente il recupero delle Antiche Terme.
La posta in gioco va oltre il singolo cantiere. Il complesso termale rappresenta una possibile leva di rilancio turistico ed economico per Castellammare di Stabia, ma perché questa prospettiva diventi concreta occorrono programmazione, trasparenza e una gestione rigorosa delle risorse pubbliche.
La priorità è andare avanti e non perdere il finanziamento. Proprio per questo, però, è necessario fare chiarezza sui costi, sulle modifiche progettuali, sulla funzionalità dei lavori previsti, sui collegamenti, sulla copertura economica della seconda fase e sul futuro delle concessioni.
"La città ha bisogno di sapere quali opere saranno realizzate, con quali risorse e in quali tempi. Perché recuperare le Antiche Terme non significa soltanto avviare i lavori: significa restituire a Castellammare un patrimonio realmente fruibile, evitando che anni di attesa si traducano in un’altra occasione mancata", concludono i Democratici e Progressisti.