Al centro della sua riflessione non ci sono soltanto i progetti amministrativi rimasti fermi o il rischio di perdere finanziamenti, ma soprattutto le ragioni che hanno condotto la città a un nuovo commissariamento. Una domanda, secondo Russo, dalla quale è necessario ripartire: come è stato possibile arrivare a un secondo scioglimento senza che la politica segnasse una vera cesura rispetto alla precedente esperienza?
«Credo che sia importante partire da un'analisi di ciò che è avvenuto e di come si sia arrivati al secondo scioglimento per infiltrazioni camorristiche senza che la politica si sia preoccupata di segnare una cesura tra la prima e la seconda esperienza, che ha interessato, è bene ricordarlo, il governo di entrambi gli schieramenti».
Per Russo, il problema riguarda anche la continuità di rapporti e presenze. «Gli interlocutori della criminalità organizzata erano sempre gli stessi. Anche una parte significativa della rappresentanza politica, direttamente o tramite nuovi innesti familiari, era rimasta invariata».
Il magistrato respinge con decisione anche la formula del «non poteva non sapere». «Io da sempre rifiuto il concetto del “non poteva non sapere”. Qui si sapeva eccome».
E proprio sulla mancata vigilanza Russo individua una delle responsabilità più gravi. «La mancata vigilanza, anche quando non era esito di un connivente interesse illecito, era comunque volontario omesso esercizio dei doveri di controllo».
Nel mirino finiscono anche le modalità di gestione dei servizi e dei lavori pubblici. Secondo Russo, il ricorso continuo e ingiustificato ad affidamenti sotto soglia, in violazione della disciplina sugli appalti, non poteva essere considerato un fenomeno invisibile.
«La gestione dei servizi e lavori pubblici in violazione della disciplina sugli appalti, attraverso continui ed ingiustificati affidamenti sotto soglia, era assolutamente conosciuta e consentita».
Un'altra questione riguarda i rapporti personali e professionali con soggetti provenienti da ambienti criminali. «Assolutamente noti erano i soggetti provenienti da ambienti criminali a chi sceglieva di avere con loro rapporti economici, professionali o amicali decisamente non occasionali o imprevedibili».
Ma la riflessione di Russo non si ferma alla politica e alle istituzioni. Chiama in causa anche la società civile.
«Infine c'è una comunità distratta e silente, così stancamente abituata a percepire in maniera talmente distante il bene pubblico da non avere quasi più interesse alla sua tutela».
Di fronte al commissariamento, c'è chi invita Russo a concentrarsi innanzitutto sui progetti fermi e sui finanziamenti che rischiano di essere perduti.
«C'è chi giustamente mi sollecita a partire dai progetti fermi e che dovrebbero essere approvati per non perdere i finanziamenti. Se io fossi in corsa per uno scranno forse sarebbe utile e logico che io partissi da qui».
Ma non è questa, per Russo, la priorità.
«Tuttavia, credo che il mio contributo debba più urgentemente confrontarsi col metodo di un programma di rifondazione collettiva. Dobbiamo costruire e diffondere anticorpi sociali».
Da qui nasce «Spazio per tutti», l'iniziativa che prenderà il via il 17 settembre alle 19 presso la Chiesa del Carmine, pensata come luogo di confronto sulla crisi democratica della città e sulla necessità di ricostruire una cultura della legalità e della responsabilità pubblica.
L'obiettivo, nelle parole di Russo, non è semplicemente individuare ciò che non ha funzionato, ma provare a costruire una risposta collettiva.
«Facciamolo insieme».