Attirata con l’inganno in una cantina isolata, privata del telefono e della libertà e poi sottoposta per ore a violenze sessuali e minacce di morte: è la drammatica ricostruzione al centro dell’indagine che ha portato all’arresto di un 26enne di Castellammare di Stabia. Il giovane è stato raggiunto questa mattina dalla custodia cautelare in carcere con le accuse, a vario titolo, di violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona, tutti reati aggravati. La vittima adescata su un noto social network.
Oggi, 14 settembre, i militari della Stazione Carabinieri di Sant' Antonio Abate, in esecuzione di un'ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura, hanno arrestato il ragazzo.
L'indagato è gravemente indiziato dei delitti di violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona pluriaggravati commessi nella notte tra il 2 e il 3 agosto 2026 ai danni di una giovane ragazza poco più che maggiorenne.
Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte tempestivamente dall'Arma dei Carabinieri, sono scaturite dalla denuncia-querela presentata dalla giovane vittima nei giorni successivi al fatto. Alla luce delle indagini svolte, è emerso che il ragazzo avrebbe adescato la ragazza tramite un noto social network per poi successivamente attirarla con l'inganno presso la sua cantina buia ed isolata, situata in un condominio al Corso Alcide De Gasperi di Castellammare di Stabia.
All'interno del locale, dopo aver sbarrato l'unica porta d'ingresso con un pesante termosifone e aver sottratto il telefono cellulare alla vittima, il ragazzo avrebbe privato la giovane della libertà personale per diverse ore. Nonostante il fermo dissenso, le suppliche e i tentativi di difesa della vittima, l'indagato avrebbe costretto la stessa a subire ripetute e gravi violenze fisiche ed atti sessuali, ricorrendo a percosse, gravi minacce di morte ed all'utilizzo di travi di legno per immobilizzarla.
La ricostruzione dei fatti fornita dalla persona offesa, oltre ad essere stata ritenuta chiara, dettagliata e pienamente coerente, avrebbe trovato anche preciso riscontro nei referti medici ospedalieri, nei rilievi fotografici effettuati dalla polizia giudiziaria e nelle testimonianze delle persone informate sui fatti con le quali la vittima si era confidata nell'immediatezza dell'evento.
Il Giudice per le indagini preliminari, nel disporre la misura cautelare, ha evidenziato l'estrema gravità della condotta dell'indagato, la particolare pericolosità sociale dello stesso e il concreto rischio di reiterazione di reati della stessa specie di quelli per cui si procede.