LUNEDÌ 11 MAGGIO 2026



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Castellammare. Scienza, memoria e coscienza: al Severi il racconto di una vita che interroga il presente

All’auditorium del liceo stabiese un confronto di alto profilo tra scienza, diritto e umanesimo

di Redazione
Castellammare. Scienza, memoria e coscienza: al Severi il racconto di una vita che interroga il presente

C’è un momento preciso in cui un evento smette di essere una semplice presentazione e diventa qualcosa di più profondo, quasi necessario. È accaduto al Liceo Scientifico “F. Severi” di Castellammare di Stabia, dove l’incontro “Vite Parallele: la Scienza come Esperienza Umana” ha superato i confini della ritualità accademica per trasformarsi in un laboratorio vivo di pensiero.

Al centro, il volume “Immagini e vita” di Marco Salvatore e Marco Demarco: un testo che si muove sul crinale sottile tra autobiografia e riflessione esistenziale, raccontando la doppia condizione – medica e umana – di chi cura e, al tempo stesso, sperimenta la fragilità.

A tenere alta la qualità del dibattito è stata una platea di relatori di primo piano. La professoressa Emma Giammattei ha attraversato con naturalezza letteratura e scienza, dimostrando come i saperi non siano compartimenti stagni ma territori comunicanti. Un intervento colto, ma soprattutto capace di restituire senso.

Più istituzionale, ma non meno incisivo, il contributo della dottoressa Adelaide Amendola, che ha portato il peso della giurisprudenza dentro una riflessione che inevitabilmente tocca i diritti e i limiti della ricerca.

Di segno diverso, e forse più emotivamente diretto, l’intervento del professor Ugo Vuoso, che ha riportato il discorso su un terreno antropologico: memoria e sguardo come strumenti per non smarrire l’essenziale.

E poi la prospettiva europea del giudice Raffaele Sabato, che ha posto una questione tutt’altro che teorica: il progresso scientifico può dirsi tale se non resta ancorato alla tutela della dignità umana? Domande, più che risposte. Ed è forse questo il tratto più autentico dell’intero pomeriggio.

Il passaggio più significativo, non a caso, è arrivato quando il dibattito si è spostato verso gli studenti. Coordinati dalla professoressa Filosa, i ragazzi hanno incalzato Marco Salvatore con quesiti diretti, privi di retorica. In quel dialogo si è vista la funzione più alta della scuola: non trasmettere certezze, ma allenare al dubbio.

Il messaggio che ne è emerso è netto, quasi controcorrente rispetto alla superficialità del tempo presente: la conoscenza non è mai definitiva. Ogni risposta apre un’altra domanda. È questo il motore della ricerca, ma anche della crescita civile.

L’iniziativa del liceo stabiese diretto da Elena Cavaliere, inserita nel quadro del PNRR “Memoria e Territorio”, ha visto una partecipazione ampia e consapevole: docenti, studenti, associazioni. Segno che esiste ancora una domanda di profondità, spesso ignorata ma tutt’altro che scomparsa.

Il merito organizzativo va al CEIC e all’avvocato Sorvillo, insieme ai docenti e a chi ha contribuito anche sul piano artistico e tecnico.


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11-04-2026 19:56:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA