DOMENICA 25 OTTOBRE 2026



Il fatto

Castellammare, Vicinanza si appella al Tar: 'Scioglimento ingiusto'

Folla all'assemblea dell'ex sindaco

di Redazione
Castellammare, Vicinanza si appella al Tar: 'Scioglimento ingiusto'

A cento giorni dalla fine anticipata del mandato, l’ex primo cittadino di Castellammare di Stabia contesta il provvedimento del governo: «Nella relazione non c’è un atto che dimostri che la mia amministrazione fosse infiltrata dalla camorra». E rilancia il suo impegno per la città: «Farò il sindaco di strada». Duro attacco al Pd e nessuna certezza su una possibile ricandidatura.

A cento giorni dalla fine anticipata della sua esperienza amministrativa, Luigi Vicinanza torna sulla scena pubblica per contestare lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia e rilanciare le accuse contro chi, a suo giudizio, avrebbe trasformato una vicenda amministrativa in uno scontro politico. L’ex sindaco ha presentato ricorso al Tar del Lazio per chiedere una verifica della legittimità del provvedimento disposto dal governo su proposta del ministero dell’Interno. «Nella relazione non c’è un atto che dimostri che la mia amministrazione fosse infiltrata dalla camorra», sostiene, rivendicando il proprio operato e annunciando che continuerà a impegnarsi per la città: «Farò il sindaco di strada».

«Il marchio di infamia brucia sulla pelle»

Vicinanza sceglie un’assemblea pubblica, davanti a una sala affollata, per spiegare le ragioni della sua iniziativa giudiziaria e tornare su una vicenda che ha segnato profondamente la vita politica stabiese. «Sono emozionato. Parlo dopo mesi di silenzio, durante i quali mi sono dedicato allo studio dei documenti», esordisce l’ex primo cittadino, sottolineando di aver deciso di intervenire proprio in occasione dei cento giorni dallo scioglimento.

La contestazione parte dal contenuto della relazione ministeriale, che, secondo la sua ricostruzione, non conterrebbe elementi sufficienti a dimostrare un condizionamento criminale dell’amministrazione comunale.

«Nella relazione non c’è neanche un provvedimento che dimostri minimamente che la mia esperienza di governo sia stata corrotta o infiltrata dalla criminalità organizzata», afferma. E insiste: «Nella relazione del ministro non trovo un atto inquinato o condizionato della mia amministrazione. La commissione d’accesso non ha mai sentito il bisogno di ascoltare il sindaco».

Una presa di posizione netta, con la quale l’ex sindaco contesta le conclusioni alla base dello scioglimento e affida al giudice amministrativo la valutazione sulla legittimità del provvedimento.

Il peso della decisione, nelle parole di Vicinanza, non è soltanto politico e amministrativo, ma anche personale. «Il marchio di infamia di sindaco sciolto per camorra brucia sulla pelle, ma mi sento ancora un uomo delle istituzioni», dichiara, descrivendo le conseguenze sulla propria reputazione di una misura che considera ingiusta.

«Farò il sindaco di strada»

Nonostante la fine anticipata del mandato, Vicinanza non intende interrompere il proprio rapporto con Castellammare. L’ex primo cittadino rivendica la volontà di continuare a seguire le vicende cittadine, mantenendo una presenza pubblica anche al di fuori delle istituzioni.

«Farò il sindaco di strada per essere sicuro che la mia esperienza non sia persa», promette. Un impegno che accompagna con un messaggio rivolto alla comunità: «Ferita a morte, la città non si deve assopire. Mi impegno per Castellammare».

L’obiettivo dichiarato è quello di non disperdere il lavoro svolto durante il mandato e di mantenere alta l’attenzione sulle questioni che riguardano il futuro della città, a partire dal contrasto alla criminalità organizzata.

L’ex sindaco aveva annunciato la decisione di ricorrere al Tar attraverso i social martedì scorso. L’assemblea pubblica diventa ora l’occasione per illustrare le motivazioni dell’iniziativa e ribadire la propria estraneità alle contestazioni che hanno portato allo scioglimento dell’ente.

Il ricorso al Tar contro il provvedimento del Viminale

La battaglia giudiziaria rappresenta il passaggio centrale della strategia di Vicinanza. A circa tre mesi dalla decisione del governo Meloni, adottata su proposta del ministero dell’Interno, l’ex sindaco chiede alla magistratura amministrativa di verificare se sussistessero i presupposti per interrompere l’esperienza amministrativa e affidare nuovamente il Comune ai commissari.

Per Castellammare di Stabia si tratta di una vicenda particolarmente delicata: è infatti il secondo scioglimento in cinque anni, un dato che alimenta il dibattito sulle condizioni politiche e amministrative della città e sulla presenza della criminalità organizzata nel territorio.

Vicinanza contesta la valutazione compiuta dal Viminale e rivendica il diritto di difendere nelle sedi competenti la propria reputazione e quella degli amministratori che hanno condiviso con lui il percorso di governo.

«È mio dovere difendere l’onorabilità e la reputazione mia personale e di chi insieme a me ha contribuito a governare la città in questi due anni», afferma.

L’attacco al ministero è diretto: «Non tocca al Viminale mettere ordine nella macchina comunale. Pensasse all’ordine pubblico, nella relazione trovo solo tanta sociologia».

L’ex sindaco chiama così in causa il fondamento stesso del provvedimento, sostenendo che la relazione non documenterebbe atti amministrativi concretamente condizionati dalla criminalità organizzata. Sarà ora il Tar del Lazio a valutare le contestazioni presentate con il ricorso e la legittimità della decisione impugnata.

I rapporti con il clan D’Alessandro e il quadro ricostruito nella relazione

Nella relazione relativa allo scioglimento vengono citati nomi di ex consiglieri comunali appartenenti sia alla maggioranza sia all’opposizione, ai quali sono attribuite relazioni politiche o d’affari con il clan D’Alessandro.

Nel quadro complessivo rientrano anche le vicende di due consiglieri della coalizione che sosteneva Vicinanza, entrambi coinvolti in un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia e successivamente dimissionari.

Sono elementi che hanno contribuito ad alimentare il confronto sulle condizioni dell’amministrazione e sui possibili condizionamenti della criminalità organizzata nella vita politica locale.

Vicinanza, tuttavia, contesta il passaggio da queste circostanze alla decisione di sciogliere l’intero Comune. La sua linea è distinguere le vicende che riguardano singoli esponenti politici dall’operato complessivo della giunta e dell’amministrazione da lui guidata.

La questione è al centro del ricorso: l’ex sindaco chiede che venga verificata la sussistenza dei presupposti giuridici che hanno portato alla fine anticipata del mandato.

«È stato un delitto politico»: lo scontro con il Pd

Accanto al fronte giudiziario resta aperta la frattura politica che ha accompagnato gli ultimi mesi dell’amministrazione. E proprio su questo terreno Vicinanza torna ad attaccare il Partito democratico, chiamando in causa le tensioni che avevano attraversato il centrosinistra già prima dello scioglimento.

Eletto nella primavera del 2024 alla guida di una coalizione di centrosinistra, l’ex direttore dell’Espresso aveva più volte dichiarato di voler restare al proprio posto per contrastare i clan. L’esperienza amministrativa si è però progressivamente intrecciata con contrasti politici e difficoltà nei rapporti con le forze della coalizione.

«È stato un delitto politico, perché devo avere detto molti no», sostiene Vicinanza, interpretando la conclusione anticipata del mandato anche alla luce degli scontri maturati all’interno del centrosinistra.

Nel ricostruire le difficoltà incontrate durante il governo cittadino, l’ex sindaco rivendica di aver cercato di mantenere autonomia nelle scelte amministrative, anche quando i partiti non riuscivano a trovare un accordo sulla composizione della giunta.

«Ho fatto la giunta del sindaco perché i partiti non si mettevano d’accordo», afferma. Poi allarga il ragionamento agli equilibri di potere cittadini: «In questa città c’è un grumo di potere trasversale che attraversa destra e sinistra».

Una denuncia politica che, nella sua ricostruzione, va oltre il confronto tra i singoli partiti e investe rapporti e interessi che attraverserebbero schieramenti diversi.

L’attacco a Misiani e Ruotolo, il caso Scotto

Nel suo intervento Vicinanza torna anche sui rapporti con l’ex segretario regionale del Pd, Misiani, raccontando di aver cercato occasioni di confronto senza riuscire a superare le divisioni.

«Ho cercato punti di incontro, ho trovato solo scontro», dichiara.

L’ex sindaco critica inoltre quella che definisce una «torsione giustizialista della sinistra Pd» e torna ad attaccare l’europarlamentare dem Sandro Ruotolo, inserendo la vicenda dello scioglimento nel quadro delle tensioni politiche che hanno attraversato il partito e il centrosinistra campano.

Non manca una stoccata ad Arturo Scotto, nuovo commissario del Pd. Vicinanza racconta di essere rimasto in attesa di un contatto che, secondo la sua versione, non sarebbe mai arrivato: «Ha detto che mi chiamava, non l’ha mai fatto».

Le sue dichiarazioni restituiscono il quadro di un rapporto ormai deteriorato con una parte del partito che avrebbe dovuto sostenere l’esperienza amministrativa. Le accuse dell’ex sindaco rappresentano la sua ricostruzione dello scontro politico e si affiancano, su un piano distinto, alla controversia amministrativa davanti al Tar.

La ricandidatura resta in sospeso

Resta infine da capire quale sarà il futuro politico di Vicinanza e se l’ex sindaco intenda ripresentarsi agli elettori quando Castellammare tornerà al voto.

Per il momento, nessuna decisione definitiva. «Non so quando a Castellammare si tornerà a votare, quindi non posso dirlo oggi. Vedremo», risponde a chi gli chiede di una possibile ricandidatura.

La priorità, almeno nell’immediato, resta il ricorso contro lo scioglimento e la difesa della propria onorabilità. Parallelamente, Vicinanza annuncia di voler continuare a occuparsi della città, mantenendo un ruolo pubblico e un rapporto diretto con i cittadini.

La vicenda si sviluppa dunque su due piani destinati a intrecciarsi: quello giudiziario, con il Tar del Lazio chiamato a esaminare il provvedimento del governo, e quello politico, segnato dalle tensioni nel centrosinistra e dalle incognite sul futuro amministrativo di Castellammare.

Vicinanza sceglie di tornare a parlare a cento giorni dallo scioglimento per ribadire la propria contestazione e annunciare che non intende uscire dalla vita pubblica cittadina. L’esito del ricorso e i tempi del ritorno alle urne restano da definire, ma il messaggio dell’ex sindaco è chiaro: la sua esperienza amministrativa, almeno nelle intenzioni, non si conclude con la fine del mandato. «Mi impegno per Castellammare», ribadisce.


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24-10-2026 12:21:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA