Una storia custodita a lungo nella sfera privata che oggi diventa una battaglia pubblica. Ciro Poppella, noto pasticciere e inventore del famoso 'Fiocco di Neve', ha deciso di raccontare sui social la malattia della moglie Anna e di utilizzare la propria popolarità per accendere i riflettori sulle difficoltà affrontate ogni giorno da tante famiglie.
Questa volta niente dolci, Fiocchi di Neve o racconti legati alla sua attività. Davanti alla telecamera c'è soprattutto un marito. "Oggi non voglio parlare da imprenditore, ma da marito", racconta Poppella, spiegando come la malattia abbia cambiato profondamente la vita della sua famiglia.
Poi arriva il passaggio che trasforma una vicenda personale in una questione che riguarda tutti. L'imprenditore napoletano riconosce di avere la possibilità economica di sostenere le terapie necessarie ad Anna. Ma proprio questa consapevolezza gli pone davanti una domanda: come fanno le famiglie che non possono permetterselo?
Fisioterapia e logopedia, sottolinea Poppella, per chi combatte contro una malattia come la Sla non rappresentano servizi accessori. "Non sono un lusso. Sono una necessità".
Da qui l'appello rivolto alle istituzioni, dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi al presidente della Regione Campania Roberto Fico, fino allo Stato. Poppella chiede un'assistenza capace di accompagnare realmente i malati e le loro famiglie, evitando che l'accesso alle prestazioni necessarie possa essere condizionato dalle disponibilità economiche. "Non sto chiedendo privilegi, sto chiedendo diritti", afferma.
Parole che diventano ancora più nette quando parla della propria condizione. Poppella si considera fortunato perché può affrontare economicamente le necessità legate alla malattia della moglie, ma rivendica lo stesso diritto all'assistenza per chi non dispone delle medesime risorse. "La salute non può dipendere dal conto in banca".
Nel suo messaggio trova spazio anche il tema della ricerca e dell'accesso ai protocolli terapeutici innovativi. La richiesta è quella di accelerare, dove possibile, i percorsi di cura e garantire alle famiglie informazioni e risposte tempestive.
Poppella ha scelto così di trasformare la paura raccontata davanti a una telecamera in una richiesta pubblica: non lasciare sole le famiglie e fare in modo che la possibilità di curarsi e ricevere assistenza non diventi una questione di reddito.