Ex primario in pensione, "ha diffuso il terrore nel reparto di ginecologia". Così la procura di Torre Annunziata spiega il depistaggio che la ginecologa Eutalia Esposito sarebbe riuscita a mettere in campo per nascondere le sue responsabilità nel caso del piccolo Salvatore.
Un neonato morto dopo 40 giorni di agonia, le cui indagini sono durate un anno e mezzo fino al suo arresto di oggi. "Era riuscita a imporre un clima di omertà", scrivono i magistrati. Pesava la politica. Consigliera comunale due volte in schieramenti di centrosinistra, nel 2016 e nel 2018. Eletto con lei dieci anni fa il ginecologo Salvatore Ercolano, coinvolto nella stessa inchiesta.
È questo lo scenario che emerge dall’inchiesta sulla morte del piccolo Salvatore Abrunzo, che ha portato agli arresti domiciliari Eutalia Esposito, ex primario del reparto di ginecologia dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.
La donna è indagata insieme ad altri quattro medici e a un’infermiera. Dalle oltre 200 pagine del provvedimento del giudice per le indagini preliminari emerge il quadro di un reparto nel quale, secondo la ricostruzione accusatoria, l’ex primaria avrebbe esercitato la propria autorità in maniera «dispotica», alimentando un clima di soggezione tra medici e infermieri.
A rendere ancora più delicato il quadro sono i riferimenti ai legami che Esposito avrebbe rivendicato con esponenti di spicco del clan Cesarano, organizzazione criminale attiva nell’area di Ponte Persica, a Castellammare di Stabia. Si tratta di circostanze richiamate nell’ambito dell’inchiesta e che dovranno essere valutate nelle sedi competenti.
Il punto più inquietante, tuttavia, riguarda il presunto intreccio tra potere sanitario e consenso politico. Nel provvedimento, il gip descrive una gestione della sanità pubblica definita «discutibile», nella quale le nomine dei dirigenti ospedalieri e dei primari sarebbero state condizionate da accordi elettorali e pacchetti di voti.
Un meccanismo che, secondo la ricostruzione del giudice, potrebbe garantire ad alcuni professionisti una posizione di forza difficilmente scalfibile all’interno delle strutture sanitarie. Non soltanto per il ruolo ricoperto o per le competenze professionali, ma anche per la capacità di mobilitare consenso e orientare preferenze elettorali.
Un sistema nel quale il peso politico rischierebbe così di trasformarsi in una forma di protezione e di condizionamento della vita interna degli ospedali.
Nel corso degli interrogatori preventivi del 30 settembre, alcuni degli indagati avrebbero riferito di aver subito una forte soggezione nei confronti dell’ex primaria, contribuendo a delineare il clima che, secondo gli inquirenti, avrebbe caratterizzato il reparto all’epoca dei fatti. Oggi la direzione della struttura è affidata a un altro primario.
Il peso politico di Esposito rappresenta un ulteriore elemento al centro della vicenda. Nel 2016, la dottoressa era stata eletta nel Consiglio comunale di Castellammare di Stabia con oltre 800 preferenze. Un risultato che, secondo quanto evidenziato dal gip, si inseriva in un radicamento territoriale particolarmente forte nella zona di Ponte Persica e in una rete di relazioni capace di conferirle una significativa influenza.
Intanto, i legali dei medici destinatari delle misure cautelari, gli avvocati Danilo Di Maio, Guido Sciacca e Margherita Vitiello, hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso al Tribunale del Riesame. Gli altri indagati sono assistiti dagli avvocati Elio D’Aquino e Alfonso Vozza.
Ora l’inchiesta dovrà chiarire non soltanto che cosa accadde durante quel parto e nei giorni successivi, ma anche se, e in quale misura, relazioni personali e politiche abbiano contribuito a condizionare la gestione del reparto e la ricostruzione dei fatti. Al centro resta la morte del piccolo Salvatore, insieme alla necessità di accertare ogni responsabilità nel rispetto delle garanzie processuali di tutte le persone coinvolte.