DOMENICA 25 OTTOBRE 2026



Il fatto

Ex primaria di Castellammare arrestata, i genitori del neonato: 'Salvatore è morto due volte'

Sei gli indagati, ecco i nomi

di Redazione
Ex primaria di Castellammare arrestata, i genitori del neonato: 'Salvatore è morto due volte'

"Salvatore è come se fosse morto per la seconda volta. Ora vogliamo giustizia. Da subito abbiamo evidenziato una serie di incongruenze, tanti vuoti ai quali oggi la Procura ha dato una risposta". Sono le parole dell’avvocato Gennaro Ausiello, legale di Rachele e Ludovico, i genitori del piccolo Salvatore, dopo la svolta nell’inchiesta sulla morte del loro bambino.

A oltre due anni da quel sit-in del settembre 2024, quando la famiglia di Torre Annunziata scese in strada chiedendo verità e giustizia davanti al Tribunale, l’indagine della Procura di Torre Annunziata entra in una fase decisiva.

Questa mattina la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di quattro sanitari dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Per Eutalia Esposito, all’epoca primaria pro tempore del reparto di Ginecologia, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Per altri due medici e un’ostetrica il gip ha invece disposto per dodici mesi la sospensione dall’esercizio dell’attività professionale e dal pubblico ufficio o servizio ricoperto. Complessivamente sono sei i sanitari indagati nell’inchiesta: Eutalia Esposito, Filomena Romeo, Salvatore Ercolano, Giuseppina Putrone (difesa dall'avvocato Alfonso Vozza), Natalina Buono e Roberta Vinaccia. (Per Putrone e Romeo, nessuna misura cautelare ndr). 

Le contestazioni formulate, a vario titolo, riguardano responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e ideologica in atto pubblico, frode in processo penale e depistaggio. Accuse che dovranno naturalmente essere verificate nel prosieguo del procedimento e rispetto alle quali vale la presunzione di innocenza.

Il nodo al cordone che per la Procura sarebbe stato creato artificialmente
È soprattutto un elemento dell’inchiesta a imprimere una svolta clamorosa alla vicenda. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il nodo al cordone ombelicale, inizialmente indicato tra le cause della gravissima asfissia perinatale subita dal bambino, sarebbe stato creato artificialmente per rappresentare una complicazione imprevedibile e occultare eventuali responsabilità nella gestione del parto.

Secondo l’ipotesi investigativa, cordone ombelicale e placenta sarebbero stati inoltre immediatamente smaltiti con modalità ritenute non conformi alle normali prassi cliniche. Gli inquirenti contestano anche la presunta falsificazione della cartella clinica, con particolare riferimento agli orari di presenza e alle attività svolte dai sanitari, e l’esistenza di versioni dei fatti che sarebbero state concordate tra gli indagati prima di essere riferite agli investigatori.

Alla ex primaria, secondo quanto ricostruito dalla Procura, viene attribuito un ruolo di impulso nella presunta attività di alterazione delle fonti di prova, finalizzata a tutelare la propria posizione.

La battaglia di Rachele e Ludovico partita due anni fa
Il piccolo Salvatore era nato nel febbraio del 2024, al termine di una gravidanza arrivata alla 42esima settimana. Dopo le gravissime complicazioni verificatesi durante il parto era stato trasferito in terapia intensiva neonatale. È morto a fine marzo, dopo poco più di un mese di vita.

Da quel momento Rachele e Ludovico non hanno mai smesso di chiedere che venisse ricostruito fino in fondo ciò che era accaduto nella sala parto del San Leonardo.

Nel settembre del 2024 organizzarono anche un corteo partito da via Cuparella e diretto al Tribunale di Torre Annunziata. Erano in pochi. Meno di venti persone accanto alla famiglia. Ma i due genitori decisero comunque di andare avanti.

"Vogliamo giustizia per il nostro piccolo Salvatore", era il messaggio di quella giornata. Allora chiedevano risposte sulle perizie incomplete, sui documenti mancanti e su quelli che ritenevano essere troppi vuoti nella ricostruzione della vicenda.

Oggi, a oltre due anni da quella protesta, arrivano le prime risposte giudiziarie.

Non è ancora una sentenza e sarà il processo, eventualmente, a stabilire le responsabilità. Ma per Rachele e Ludovico rappresenta un passaggio fondamentale in una battaglia iniziata subito dopo la morte del loro bambino.

"Non ci fermeremo finché non conosceremo tutta la verità", avevano detto nel settembre del 2024. Una richiesta che, due anni dopo, resta la stessa: verità e giustizia per Salvatore.


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07-10-2026 14:44:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA