La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna nei confronti di Luigi Mascolo, il colono di Gragnano ritenuto responsabile della morte del rocciatore Vincenzo Esposito, precipitato il 2 settembre 2016 durante lavori di consolidamento su un costone roccioso.
La Quarta Sezione Penale della Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa dell’imputato, confermando così le sentenze già emesse dal Tribunale di Torre Annunziata e dalla Corte d’Appello. Restano definitivi i 2 anni di reclusione e il pagamento di una provvisionale di circa 120mila euro in favore dei familiari della vittima. A rappresentare la moglie Bianca Scarico e i figli è l'avvocato Massimo Autieri.
Secondo quanto ricostruito nel processo, Mascolo aveva affidato l’incarico di ripulire il costone a Vincenzo Esposito e a un altro rocciatore, senza predisporre adeguate misure di sicurezza. I giudici hanno richiamato la violazione dell’articolo 26 del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, evidenziando il mancato controllo sull’idoneità professionale e sull’organizzazione dell’intervento. Respinta anche la tesi difensiva secondo cui Esposito fosse un lavoratore autonomo ed esperto. Per la Cassazione, infatti, gli obblighi di sicurezza gravavano comunque sul committente dei lavori.