DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026



Il caso

Il messaggio del cardinale Battaglia: 'Contro i clan educhiamo i ragazzi al bene organizzato'

La chiesa dalla parte degli invisibili

di Marianeve Esposito
Il messaggio del cardinale Battaglia: 'Contro i clan educhiamo i ragazzi al bene organizzato'

"La missione non è proselitismo, è lo stile di chi ha incontrato una Bellezza e non può fare a meno di sporcarsi le scarpe nel fango delle periferie per portarla agli altri.
Essere in missione significa abitare le strade, non i recinti che la nostra proposta di fede deve avere il coraggio di essere "aria fresca" che entra nelle case, che parla il linguaggio della vita quotidiana e non quello delle certezze incrollabili. Dobbiamo essere cristiani che sanno sostare sulle soglie, pronti a trasformare ogni incontro in un'occasione di risurrezione. La missione è l'incontro verso l'Altro e verso gli altri, con braccia allargate pronte ad accogliere, con gambe forti per mettersi in cammino, con cuori grandi che abbiano a cuore tutti. La mistica della missione sta nella capacità di uscire dai nostri recinti sacri per andare a cercare le tracce di Dio laddove nessuno pensa di trovarle; la profezia della missione ci chiede invece di abbattere i muri delle nostre autoreferenzialità".   

E' quanto scrive l''arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, nel messaggio "Osiamo insieme: per generare e trasmettere la fede" per l'anno pastorale 2026/27 che si aprirà il prossimo 3 settembre alle ore 19, nella Chiesa Cattedrale.   
Sarà celebrata una messa di ringraziamento per il X Anniversario di Episcopato dell' Arcivescovo Don Mimmo ed il Mandato alle Equipes di Comunione Parrocchiali.    Un invito a "farsi vicini a chi è invisibile: a chi è in carcere, a chi è ammalato, a chi ha una disabilità, agli immigrati, a chi vive la solitudine come una condanna, ai poveri tutti e a tutte le povertà, vecchie e nuove. Non servono grandi strutture, ma cuori aperti. Dobbiamo imparare a sedere accanto alle madri che cercano speranza tra le macerie della vita, impedendo che i nostri fratelli perdano l'infanzia o la dignità sotto i colpi dell'indifferenza. La prossimità è avere cura, avere cura anche del modo con cui comunichiamo il Vangelo, dobbiamo sempre più educarci a un linguaggio disarmante che rompa le catene dell'odio e doni libertà e pace".    
Un pensiero particolare è rivolto ai ragazzi. "Soprattutto, attraverso il Patto Educativo, vogliamo creare una rete che coinvolga scuole, parrocchie e istituzioni per formare coscienze libere. Educare significa contrastare la "mentalità camorristica" e la cultura dell'illegalità con il "bene organizzato". Non si tratta solo di trasmettere nozioni, ma di generare processi di liberazione che permettano a ogni sognatore di gridare al mondo: "Io valgo". I bambini, ragazzi e giovani sono il presente della nostra Diocesi e della nostra Città di Napoli e il loro futuro ci interroga e ci impegna in scelte coraggiose, in scelte concrete per far sì che la speranza diventi strada concreta".


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15-08-2026 11:44:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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