MARTEDÌ 21 LUGLIO 2026



L'EVENTO

Monte Faito, il cuore del Parco si anima di musica, laboratori ed incontri d'autore con il Faito Doc Festival

Otto giorni di appuntamenti imperdibili nel cuore dei Monti Lattari

di Redazione
Monte Faito, il cuore del Parco si anima di musica, laboratori ed incontri d'autore con il Faito Doc Festival

Cinema, natura e comunità sul Monte Faito: otto giorni di incontri e visioni dal mondo a 1200 metri d’altitudine. In un mondo che ci isola sempre di più, siamo ancora capaci di fare comunità? È l’interrogativo che si pone la diciannovesima edizione del Faito Doc Festival che si terrà dal 18 al 26 luglio.

Per otto giorni, il Monte Faito si fa laboratorio a cielo aperto, e il cinema diventa il filo che tiene insieme sguardi, lingue, storie. Oltre 50 film da più di 20 Paesi, registi internazionali, laboratori, mostre e musica: non una risposta, ma una possibilità.

Fondato nel 2007 da Nathalie Rossetti Turi Finocchiaro – torna sul monte che guarda il golfo con un tema che è insieme un titolo e una ferita aperta: comunità. In un’epoca segnata da guerre, polarizzazioni, disinformazione e isolamento, il documentario si rivela il linguaggio più libero per attraversare i confini – geografici, culturali, sociali – e restituirci esperienze umane lontane, senza filtri.

La competizione internazionale dei lungometraggi è un viaggio nelle fragilità e nelle resistenze del presente, tra i film che raccontano il mondo ci sono “Rashid, l’enfant de Sinjar” di Jasna Krajinovic che segue lo sguardo di un giovane yazida sopravvissuto all’ISIS, sospeso tra la voglia di fuggire e il peso di restare. Con “Dans Leur Monde“, Isabelle Rey si addentra nel territorio dolce e fragile dell’anzianità e della memoria.

L’Ancre“, Jen Debauche – attraverso gli occhi magnetici di Charlotte Rampling – ci porta dentro una comunità di cura dove la fragilità psichica viene accolta e i legami diventano un’ancora contro l’abisso della solitudine. Dal Senegal, Mamadou Khouma Gueye firma “Liti Liti“: un racconto intimo e politico sul legame con sua madre e sulla scomparsa del loro quartiere a Dakar – dove sviluppo urbano e giustizia sociale si scontrano con il diritto alla memoria collettiva.

Accanto ai lungometraggi, la competizione internazionale dei cortometraggi allarga la visione su migrazioni, diritti umani e resistenza, con opere provenienti da Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina.

Titoli come “Pour Cristiany Fernandes“, “À Vol d’Oiseau“, O “Rio de Janeiro Fica Lindo” e “Al Basateen” intrecciano storie intime e narrazioni universali, chiedendoci: come abitiamo il mondo? E come impariamo a stare insieme?

Il Festival riserva uno spazio speciale anche al cinema del reale del nostro Paese. Fra I titoli, in “Tempo di Attesa”, Claudia Brignone racconta la maternità come un passaggio che nessuna dovrebbe attraversare da sola – un promemoria tenero e necessario.

Con “Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza“, Erika Rossi trasforma il teatro in uno spazio di emancipazione: un luogo dove normalità e diversità si incontrano, si scontrano, restituendo dignità a ciò che la società chiama “errore”. In “Napoli Felix“, Alessia Maturi e Maria Reitano raccontano come Felice Pignataro e sua moglie, da anni, hanno trasformato la periferia partenopea in un cantiere di resistenza pacifica, culturale e civile. Un’idea di comunità come pratica quotidiana di cura e riscatto – perché fare rete è un atto politico, prima ancora che poetico.

E se la resistenza ha bisogno di gioia, allora la Murga di Napoli farà tremare il Monte Faito con il suo ritmo travolgente. La tradizione carnevalesca sudamericana – nata come voce di strada, come grido collettivo – diventa qui danza, colore, partecipazione. Un corteo di corpi e tamburi che salirà tra gli alberi del monte, invitando il pubblico in una comunità danzante.

Circa la metà delle proiezioni sarà accompagnata dalla presenza di registi, produttori e protagonisti, offrendo occasioni dirette di dialogo e confronto.

Cuore della formazione sarà il V Pitching Faito Doc – “Ali per la Creazione”, realizzato con SABAM, SCAM e ZaLab, con il patrocinio della SIAE. Sei autori e autrici selezionati svilupperanno i propri progetti accompagnati da professionisti del settore: più che una presentazione, una vera residenza di scrittura e sviluppo, fondata sul dialogo tra emergenti e affermati. La presenza di ZaLab rafforza la vocazione del Festival come luogo di ricerca e crescita per le nuove generazioni di cineasti.

Torna anche Docs for Kids, la rassegna dedicata a bambini e famiglie con il cinema muto in musica. Particolarmente significativa è la collaborazione con il Centro terapeutico-riabilitativo Il Camino, coinvolto come sempre in una giuria ma anche nella realizzazione della scenografia “Una Comunità in Cartapesta” – laboratorio curato da Anna Pallotta che intreccia creatività, inclusione e partecipazione.

A valutare le opere, cinque giurie che riflettono lo spirito partecipativo del Festival: la Giuria Internazionale dei Magnifici (professionisti del cinema da diversi Paesi), la Giuria Internazionale Giovani, e tre giurie popolari che coinvolgono i residenti de Il Camino, i partecipanti del Faito Doc Camp e i giovani dell’Associazione Il Melograno APS – Circolo Legambiente Penisola Sorrentina per la Competizione Nazionale. Un sistema che incarna il tema della Comunità attraverso il dialogo tra esperienze, generazioni e sensibilità.  

Numerosi registi e protagonisti accompagneranno le proiezioni e li operatori del settore potranno partecipare a un incontro professionale con Noël Magis, direttore di screen.brussels, dedicato alle opportunità di sviluppo e sostegno internazionale per il cinema documentario.

Il Festival propone inoltre un ricco percorso espositivo: le fotografie di Salvatore De Stefano dedicate al laboratorio di cartapesta al Centro Il Camino; i reportage di Thérèse Di Campo sulle comunità del Marocco e del Congo; quelli di Alessia Capasso sul Montenegro. Tra gli artisti, Franco Massa, pittore autodidatta di Moiano che reinventa i grandi maestri inserendo nei loro dipinti i volti del suo paese – un originale racconto visivo della memoria e della comunità. E ancora: le opere dell’artista belga Sophie Veys, del disegnatore messicano Max Hermosillo, mostre di grafica, writing e street art con Dom Cuomo e l’artista peruviana Nayla Martinez.

Il cuore del Festival sarà sempre la Casa del Cinema, un chapiteau immerso nel bosco che ospita proiezioni e incontri. Attorno, il Faito Doc Camp – spazio di accoglienza e partecipazione realizzato con l’associazione Gli Amici della Filangieri – dove spettatori, artisti, studenti e volontari condividono per una settimana esperienze artistiche, pratiche di yoga e meditazione con Annamaria De Gennaro e Bernard Stevens, idee e nuove visioni.

Le passeggiate naturalistiche tornano nel programma, così come concerti e performance. Il festival si concluderà con una camminata dal Monte Faito a Pimonte, dove il pubblico potrà assaporare le specialità culinarie locali e ascoltare un concerto con musicisti pimontesi.

Tra gli incontri con le associazioni: SOS Mediterraneo, lo Spartak di NapoliOltre il Guscio, e “Una e centomila” che lotta contro il femminicidio. Ogni film diventa così un’occasione per interrogarsi e giungere a una riflessione condivisa.

Per otto giorni il Monte Faito diventerà così un laboratorio a cielo aperto dove cinema, arte, natura e relazioni umane dialogano continuamente. Più che un festival, il Faito Doc è una comunità temporanea che ogni estate si ritrova sulla montagna per guardare il mondo con occhi diversi. Un luogo dove il cinema non è soltanto spettacolo, ma occasione di incontro, ascolto e trasformazione.


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09-07-2026 09:58:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA