“Saranno i tribunali ad accertare le responsabilità penali e personali. A noi spetta capire cosa non ha funzionato”. È il perno dell’intervento con cui Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio regionale della Campania, ha aperto oggi la seduta straordinaria monotematica dedicata alla vicenda del piccolo Domenico Caliendo, morto dopo un trapianto di cuore non riuscito all’ospedale Monaldi di Napoli.
Un passaggio netto, che prova a tenere insieme due esigenze difficili da conciliare: la ricerca della verità e la tutela della fiducia nel sistema sanitario. “È doveroso accertare i fatti – ha spiegato Manfredi – ma questo non deve far venir meno la gratitudine verso i medici né incrinare la fiducia nel personale sanitario”.
Il momento più carico di tensione emotiva è stato il riferimento diretto alla famiglia del bambino: “Ai genitori non possiamo che chiedere perdono, al di là delle responsabilità personali”. Un pensiero esteso anche ai genitori del piccolo donatore, il cui gesto avrebbe dovuto salvare la vita di Domenico. L’Aula ha poi osservato un minuto di raccoglimento “per Domenico, per il donatore e per tutti i bambini che soffrono per la guerra”.
Nel merito politico-istituzionale, Manfredi ha rivendicato la scelta di non cedere alla pressione immediata dell’opinione pubblica. “Sarebbe stato facile individuare subito dei capri espiatori – ha detto – ma sarebbe stata una scorciatoia”. La linea indicata è invece quella di una verifica approfondita dei passaggi critici: procedure, controlli, catena decisionale.
Un’impostazione che si lega a una visione più ampia della sanità regionale: “Mentre noi siamo qui, c’è qualche genitore che aspetta una telefonata per il proprio figlio, nella speranza di un organo che possa salvargli la vita. Dobbiamo garantire loro la certezza che la sanità campana va avanti e che gli errori non si ripeteranno”.
Il presidente ha riconosciuto che eventuali responsabilità individuali saranno materia della magistratura, ma ha insistito sul ruolo della politica: intervenire sui meccanismi che non hanno funzionato. “Il dramma di Domenico è incommensurabile – ha concluso – ma sarebbe ancora più grave se domani si verificasse un caso analogo con gli stessi errori. In quel caso avremmo perso tutti, e più volte”.