Aveva espresso due desideri: sposare la sua amata Marcella e tornare a Benevento. È riuscito a realizzarli entrambi. Non è riuscito, invece, a esaudire il terzo: vincere la partita più importante, quella contro la malattia.
Alle 13.30 di ieri è morto Carmine Bologna, 42 anni, ingegnere delle telecomunicazioni e imprenditore beneventano. Una storia che nelle ultime settimane aveva commosso l'intera comunità sannita, trasformandosi in una gara di affetto e solidarietà alla quale avevano partecipato anche gli ultras del Benevento Calcio.
Carmine era conosciuto e apprezzato per la sua disponibilità, l'educazione e la sua affabilità. Amava profondamente la sua città, la famiglia, Marcella e la squadra giallorossa, una passione condivisa con il padre Andrea.
Il suo calvario era iniziato nel maggio scorso, quando gli accertamenti avevano evidenziato un linfoma a grandi cellule di tipo B.
Con l'aggravarsi delle condizioni, Carmine era stato ricoverato all'ospedale San Giuseppe Moscati di Aversa, dove si era reso necessario anche un delicato intervento chirurgico. Dopo l'operazione era entrato in coma.
Poi, venerdì 14 agosto, il risveglio.
Carmine aveva recuperato uno stato di coscienza ed era consapevole delle difficoltà che stava affrontando. Ma, proprio in quel momento, aveva espresso un desiderio: sposare Marcella.
Quel desiderio è diventato realtà pochi giorni dopo.
Alle 12 di giovedì 20 agosto, nella stanza dell'ospedale di Aversa, Carmine e Marcella hanno pronunciato il loro "sì" davanti al cappellano del nosocomio, don Luciano, e al cancelliere della Curia.
Un matrimonio organizzato grazie alla sensibilità della Curia di Aversa e alla disponibilità dei vertici dell'ospedale.
Alla cerimonia hanno partecipato alcuni rappresentanti della direzione sanitaria e le infermiere del reparto, che hanno voluto regalare alla sposa un bouquet di rose rosa.
Per qualche minuto quella stanza d'ospedale è diventata una sala per le nozze. Il dolore e la malattia sono rimasti fuori, lasciando spazio all'emozione, agli anelli e alla promessa di una vita insieme.
Il giorno dopo il matrimonio, venerdì 21 agosto, Carmine è stato trasferito in ambulanza a Benevento, all'ospedale San Pio, dove è stato ricoverato nel reparto di Ematologia e sottoposto a trattamento chemioterapico.
È rimasto lucido e ha continuato a lottare fino alla fine.
A soli sette giorni dal matrimonio, però, il suo cuore ha smesso di battere.
La notizia della morte ha provocato profondo dolore in città. La famiglia, residente al rione Ferrovia e molto conosciuta, ha ricevuto decine di messaggi e manifestazioni di vicinanza.
A raccontare gli ultimi giorni di Carmine sono stati anche gli operatori sanitari che gli sono rimasti accanto fino alla fine.
«Ha lottato come un guerriero», hanno raccontato, sottolineando la sua forza e la sua volontà. «È stato lucido fino alla fine. Ci ha lasciato un ragazzo con grandi valori».
Carmine se ne va a 42 anni, pochi giorni dopo aver realizzato il desiderio di sposare la donna che amava e di tornare nella sua città.
Restano il dolore della famiglia, l'amore di Marcella e il ricordo di una comunità che, per settimane, aveva fatto il tifo per lui. Anche dagli spalti, con quei due messaggi che oggi assumono un significato ancora più profondo: «Carmine non è solo».