MERCOLEDÌ 02 SETTEMBRE 2026



la ricostruzione

Pimonte, Afeltra ucciso davanti al genero: il killer spara quattro colpi di fucile

Il boss era sul lato passeggero dell’auto quando sono partiti i colpi. Il genero, rimasto illeso, è sceso dalla vettura e ha dato l’allarme

di Marianeve Esposito
Pimonte, Afeltra ucciso davanti al genero: il killer spara quattro colpi di fucile

Era in compagnia del genero Raffaele Afeltra quando è scattato l’agguato mortale. Il boss dei Monti Lattari era seduto sul lato passeggero della vettura, mentre il genero era alla guida, lungo la stradina che conduce al terreno di proprietà della famiglia. È lì che ieri sera sono comparsi gli assassini e hanno fatto fuoco.

Quattro colpi di fucile calibro 12, secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori: tre hanno raggiunto Afeltra, per il quale non c’è stato nulla da fare. Il 69enne, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di “’o Burraccion”, era tornato libero da circa tre anni dopo una lunga permanenza in carcere.

Ma nella drammatica sequenza dell’agguato c’è anche un altro elemento che gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione. Il genero, secondo una prima ricostruzione ora al vaglio dei carabinieri e della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, non sarebbe stato raggiunto dai colpi.

Dopo l’esplosione degli spari avrebbe fermato l’auto, sarebbe sceso dalla vettura e avrebbe immediatamente chiamato i soccorsi e avvertito la famiglia. Una telefonata che ha fatto precipitare i parenti sul luogo dell’agguato. Quando i familiari sono arrivati, la scena era già quella di un delitto consumato. Afeltra era ancora nell’auto, mentre attorno alla vettura cominciavano a muoversi i soccorritori e le forze dell’ordine. Sono rimasti lì, in silenzio, con una tensione palpabile, osservando il lavoro dei vigili del fuoco e dei carabinieri. Gli uni impegnati a mettere in sicurezza l’area e consentire gli accertamenti, gli altri concentrati sulla ricostruzione di ogni dettaglio dell’omicidio. Una scena surreale, nel buio della stradina di campagna, mentre gli investigatori cercavano di individuare i punti dai quali sono partiti i colpi e di comprendere dove si trovassero gli assassini al momento dell’agguato.

Il luogo, del resto, sembra aver giocato un ruolo importante nella dinamica. La strada è stretta, scoscesa, circondata dalla vegetazione e caratterizzata da numerosi punti nei quali è possibile nascondersi senza essere visti. Chi ha sparato potrebbe aver atteso il passaggio dell’auto, conoscendo le abitudini della vittima e sapendo che prima o poi sarebbe arrivata lungo quella stradina. È una delle ipotesi sulle quali si lavora. Nessuna conclusione, al momento, viene considerata definitiva.

L’inchiesta è coordinata dalla pm Anna Frasca della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. A condurre gli accertamenti sono i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia e del Nucleo investigativo di Torre Annunziata. Gli investigatori dovranno soprattutto ricostruire quei pochi secondi nei quali si è consumato l’omicidio: l’arrivo della vettura, la posizione degli occupanti, la provenienza degli spari, la fuga degli assassini e la reazione del genero. Un lavoro che dovrà incrociare i rilievi sul luogo del delitto con le testimonianze raccolte. Le risposte sono nelle mani degli investigatori. E anche nelle poche parole che, quella sera, il genero ha potuto raccontare dopo essere uscito illeso dall’auto e aver chiesto aiuto.


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31-08-2026 10:18:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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