Raffaele Afeltra, 69 anni, detto “’o Burraccion”, stava percorrendo con la sua Panda una stradina scoscesa che conduce a casa sua. Non e' mai arrivato. Appena l’auto è comparsa oltre la curva, gli assassini sarebbero usciti dal nascondiglio e avrebbero sparato con un fucile.
Quattro colpi esplosi, secondo le prime ricostruzioni. Una raffica che non ha lasciato scampo al ras dei Lattari. Afeltra sarebbe stato ucciso mentre era ancora alla guida.
Sul posto sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia e gli investigatori della Dda impegnati nelle indagini.
Il movente, al momento, non è accertato. Ma ora si teme una faida.
Nel 2014 Afeltra era tornato libero dopo aver scontato una precedente condanna definitiva per associazione mafiosa. Poi, pochi anni dopo, il suo nome sarebbe tornato al centro di una nuova importante indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
È il 5 dicembre 2018 quando scatta l’operazione Olimpo. Afeltra riesce a sottrarsi alla cattura e comincia una latitanza durata circa tre mesi. La Direzione investigativa antimafia ha successivamente ricostruito la vicenda, indicando Afeltra come capo del gruppo che si era sottratto all’arresto.
Il 23 marzo 2019 la fuga termina.
Il nome di Afeltra compariva inoltre nelle carte investigative relative ad alcuni interessi edilizi sui Monti Lattari. La stradina che conduce alla proprietà, stretta, scoscesa e circondata dalla vegetazione, offre numerosi punti nei quali nascondersi e osservare chi arriva. Gli assassini potrebbero aver studiato le abitudini della vittima e atteso il momento giusto.
Sul posto sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia e gli investigatori della Dda.
Il movente, al momento, non è accertato. E proprio questo rende ancora più delicata la lettura dell’omicidio. E ora si teme la faida.