Da un lato il Vesuvio, dall’altro la Cina. In mezzo, la seta a fare da ponte tra due mondi lontani. È lungo questo asse geografico che prende forma la storia professionale di Raffaele La Marca, fashion designer di Ottaviano in trasferta nella Terra del Dragone. Da cinque mesi a Suzhou, ha intrapreso un percorso scientifico e accademico per dimostrare come "l’intelligenza artificiale possa diventare un nuovo mezzo espressivo, capace di dialogare con un’arte artigianale antica". Un viaggio creativo che lo ha portato, a 30 anni, alla realizzazione di foulard di seta, dove l'AI incontra e sigilla la storia di un impero millenario.
Sui tessuti si alternano fiori, animali e nuvole. Soggetti adagiati su colori pastello, delicati e brillanti, componendo figure che sembrano quasi prendere parte a una danza. Nulla, però, è lasciato al caso: i simboli sono stati scelti attraverso un’indagine del patrimonio figurativo custodito nelle collezioni del Museo della Seta di Suzhou. Lo stesso luogo che, dal 12 settembre al 29 novembre, ospiterà la mostra in cui saranno esposti i suoi "gioielli" in seta.
Dottorando dell’Università della Campania "Luigi Vanvitelli", sotto la supervisione della professoressa Chiara Scarpitti, La Marca ha lavorato in Cina al fianco del suo supervisore locale, Fan Weiyan. Una sinergia creativa e all’avanguardia che ha dato vita a una vera e propria impresa di "traduzione interculturale".
"Non mi aspettavo di raggiungere questo traguardo in così poco tempo. Sono partito da un paese piccolo come Ottaviano, inserendomi in una realtà di 13 milioni di abitanti. A Suzhou ho trovato una famiglia oltreoceano, che mi ha accompagnato per mano alla scoperta di una cultura antica", spiega La Marca.
Un approccio fondato su un profondo rispetto per l’identità del Paese che lo ha accolto, dandogli la possibilità di inserirsi in un contesto di prestigio. Il primo capitolo di una storia professionale destinata ad averne molti altri. "Nella nostra realtà è difficile affermarsi, soprattutto nel mondo del design. Sono tanti i professionisti costretti dalle circostanze ad appendere la propria arte al chiodo. Eppure, se abbiamo dei sogni, c’è un motivo. Questi non sono semplici foulard, ma la testimonianza di quanto sia importante seguire le proprie ambizioni. Anche oltreoceano", continua il designer. Poche frasi che racchiudono, con semplicità ed efficacia, l’essenza dei suoi cinque mesi in Cina.
La mostra, dal titolo "Grid & Grace: East Meets West", diventa così lo strumento per dimostrare quanto la tecnologia possa essere un ponte e non una barriera. Anche il nome scelto per il progetto non è casuale. "La parola Grid – spiega Raffaele – fa riferimento diretto agli elementi quadrati che ricorrono in tutte le opere. Griglie derivate da antichi schemi di tessitura, che sono servite come punto di partenza per la generazione tramite AI e come unità di base del dialogo tra designer e algoritmo. La parola Grace, invece, richiama al simbolismo degli antichi elementi tradizionali”.
Alla base della ricerca, quindi, c’è la reinterpretazione contemporanea delle antiche arti tessili. Un percorso che si concretizza a Suzhou, dove l’incontro con la lavorazione della seta apre a nuove possibilità espressive. La sua visione diventa così un’esplorazione della collaborazione tra uomo e macchina, ma anche una stretta di mano tra civiltà.
"Nell’era dell’intelligenza artificiale, in cui gli algoritmi sono capaci di generare una miriade di immagini in pochi istanti, il vero valore resta nella capacità dell’uomo di scegliere cosa raccontare e cosa tramandare", sottolinea ancora.
Perché, alla fine, dietro ogni algoritmo resta una scelta umana e dietro ogni trama sopravvive una storia. Quella di La Marca parte dalle pendici del Vesuvio, attraversa migliaia di chilometri e arriva fino a Suzhou, dove Oriente e Occidente si incontrano tra i fili di un tessuto antico.