Telefoni gsm senza internet, sim intestate a extracomunitari inesistenti e conversazioni in codice per discutere appalti, concorsi pubblici e presunte tangenti. È uno dei retroscena più inquietanti emersi dall’inchiesta sul cosiddetto “Sistema Sorrento”, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata guidata da Nunzio Fragliasso.
Al centro delle indagini ci sono l’ex sindaco di Sorrento Massimo Coppola e il suo collaboratore Raffaele Guida. Secondo gli investigatori, i due avrebbero utilizzato telefoni “puliti”, ribattezzati “canarini”, per affrontare le questioni più delicate legate alla gestione di appalti e assunzioni al Comune.
La ricostruzione è contenuta nelle 500 pagine di ordinanza firmata dal gip Mariaconcetta Criscuolo. Dalle intercettazioni emerge che, quando le conversazioni diventavano troppo rischiose, Coppola e Guida rimandavano tutto ai “canarini”, telefoni gsm privi di connessione internet e quindi più difficili da intercettare.
La Procura, con il supporto tecnico dello S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza di Roma, sarebbe riuscita a individuare le utenze parallele: schede telefoniche intestate a cittadini extracomunitari risultati inesistenti all’anagrafe e collegate a cellulari acquistati, secondo gli atti, direttamente dall’ex sindaco in un centro Vodafone di Sorrento.
È proprio su quei dispositivi che gli inquirenti ritengono di aver ricostruito il presunto sistema corruttivo. Le intercettazioni parlano di percentuali da richiedere agli imprenditori, accordi sugli appalti e strategie per non avanzare pretese economiche troppo elevate.
In una conversazione riportata nell’ordinanza, Coppola invita Guida a “non tirare troppo” sulle richieste di denaro: “Chi troppo vuole nulla stringe”. Una frase che, per la Procura, dimostrerebbe il coinvolgimento diretto dell’ex sindaco nella gestione delle presunte tangenti.
Secondo l’accusa, Guida avrebbe agito come vera “longa manus” del primo cittadino, mantenendo rapporti con imprenditori e professionisti interessati a gare e concorsi pubblici. Un sistema che, secondo gli investigatori, avrebbe trasformato il Comune in una struttura di gestione privata di appalti e opportunità lavorative.