I mezzi dell'Esercito avanzano tra le macerie e sfondano la torre di Palazzo Fienga. Pochi istanti, poi il crollo e una nube di polvere. È l'immagine che segna la fine di uno dei simboli del fortino del clan Gionta a Torre Annunziata.
All'indomani dell'annuncio del prefetto di Napoli, Michele di Bari, è il ministro della Difesa a intervenire sulla demolizione. In un video di quattro minuti scorrono le immagini dell'abbattimento della storica torre, diventata negli anni il vessillo del potere dei Valentini. Un risultato che Guido Crosetto, definisce "un'azione corale dello Stato, nella quale diverse istituzioni hanno operato insieme per un obiettivo comune".
"Ciò che le immagini raccontano - continua - va ben oltre la demolizione di una struttura: significa compiere un altro passo verso la restituzione di questi spazi alla legalità, al bene pubblico e alla comunità, offrendo a quest'area una nuova prospettiva per il futuro. Anche in questo contesto, la Difesa continuerà a fare la propria parte".
Eppure, mentre lo Stato rivendica il valore anche simbolico dell'operazione, a Torre Annunziata quelle stesse immagini dividono la città. Perché Palazzo Fienga è stato il fortino del clan, ma prima ancora è stato un pezzo della storia di Oplonti. Ed è proprio su questo confine, tra memoria e necessità di cancellare i simboli del potere criminale, che si concentra il dibattito. "Cosa c'è da festeggiare? Avrebbero dovuto salvare il palazzo e invece lo hanno distrutto", scrive un torrese.
Nel giro di poche ore, sui social, si moltiplicano i commenti scettici. C'è chi ricorda che tra quelle mura non abitavano soltanto famiglie legate alla criminalità organizzata e chi avrebbe preferito vedere l'edificio recuperato anziché demolito. "Un tempo ci viveva anche brava gente. Si tratta di un edificio di valore che avrebbe potuto riqualificare l'area e riscrivere davvero la storia".
Intanto le ruspe continuano a lavorare. La torre non c'è più e Palazzo Fienga, per anni associato nell'immaginario collettivo al dominio dei Gionta, lascia progressivamente spazio a un'altra idea di quel luogo. Al suo posto sorgerà una piazza della legalità che, con ogni probabilità, porterà il nome di Giancarlo Siani.