L'ex roccaforte del clan Gionta cade sotto i colpi delle ruspe dell'Esercito. Sono le 13.30 di martedì 5 maggio quando viene colpita la facciata principale di Palazzo Fienga, per decenni simbolo del potere dei Valentini. Un edificio spettrale, custode dei segreti più indicibili della criminalità organizzata, emersi nel corso di decine di blitz delle forze dell’ordine. E adesso, dopo 11 anni di attesa, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, si apre una nuova fase per Torre Annunziata.
"Oggi qui viene raso al suolo quello che è stato per troppo tempo il luogo della presenza pervasiva e sanguinaria della camorra. Questo luogo, da spazio opprimente, diventerà una piazza aperta che mi auguro possa essere intitolata a Giancarlo Siani, il cui sacrificio è stato simbolico", ha dichiarato Piantedosi durante la cerimonia di avvio della demolizione. Dopo lo sgombero del 2015 e anni di ritardi tra lungaggini burocratiche e imprevisti, prende forma una prima fase concreta di riqualificazione urbana. A coordinare gli interventi il prefetto di Napoli, Michele di Bari, che parla di “giorno del riscatto” e di una collaborazione istituzionale che ha portato al risultato.
"Si combatte non solo con le parole ma con gli atti. Quando c'è da lottare contro le mafie dobbiamo essere uniti", ha sottolineato Salvini. "Su alcuni temi la politica dovrebbe esserlo sempre: questo è un esempio di sistema compatto". Caduta la prima pietra, si gettano ora le basi per un possibile rilancio sociale e urbano. Ma la demolizione, da sola, non basta a cancellare ciò che quel luogo ha rappresentato.
In prima fila, insieme al procuratore Nunzio Fragliasso e al procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, anche il fratello di Giancarlo Siani, Paolo. Davanti a quella che è stata la roccaforte del clan, mostra gli articoli scritti dal giornalista quando aveva 23 anni, nei quali già si parlava della ricostruzione di Palazzo Fienga. "Aveva scritto tutto: i 200 vani, una scuola materna. Oggi non c'è nulla. Va giù un palazzo, non la camorra", avverte. "Oggi è anche per Giancarlo una piccola rivincita, ma la vera scommessa è convincere i mafiosi a non essere mafiosi. Cade un simbolo, ma la lotta deve essere ancora più forte. Vorrei che mio fratello vedesse attraverso me".
Presente alla cerimonia anche Gaetano Manfredi, sindaco dell'area metropolitana di Napoli. "Oggi provo grande soddisfazione per una giornata molto importante. Viviamo e conosciamo questi territori, sappiamo le difficoltà nella gestione dell'ordine pubblico, quanto la camorra è stata invasiva in queste comunità soprattutto perchè si è sostituita allo Stato, è stato un punto di riferimento". L'intervento costerà 12,3 milioni di euro, fondi statali che hanno avuto l'ok del Cipess già da qualche anno. Un cronoprogramma, quello arrivato fino ad oggi, slittato negli anni per la necessità di alcuni espropri all'interno dell'edificio, di proprietà di soggetti estranei al contesto criminale.